"Quando un diritto primario ci viene negato legittimo prenderselo"


 

Riflessioni sull'occupazione del Ferrhotel


Pubblichiamo volentieri questo contributo molto interessante sull'immigrazione e sulla differenza tra intenzioni ed azioni, tra politica dei fumi, e gesti concreti.

"PENSIERI IN ORDINE SPARSO

Qualche giorno fa un gruppo di uomini e donne somali ha occupato il  Ferrhotel. Da mesi vivevano per strada e  come loro addirittura centinaia. Sono gli immigrati che sono usciti dal CARA, alcuni anche dopo molti mesi, e quelli rimandati in Italia per la Convenzione Dublino. Sono immigrati con regolare permesso di soggiorno, rilasciato dalla questura locale, che una volta fuori dal CARA non hanno trovato una città accogliente. Non un centro di seconda accoglienza, non un dormitorio che non abbia una chilometrica lista d'attesa, non un servizio, neanche quelli essenziali. Si sono arrangiati a vivere nei pressi della stazione, sulla spiaggia, nei giardini del centro. Oppure hanno proseguito il loro eterno viaggio verso un altro paese europeo. Tutte le istituzioni sapevano di questa situazione, persino segnalata da tempo. Eppure nessun piano è stato predisposto. Non è certo una novità in questa città, in tema di immigrazione siamo in emergenza da circa vent'anni. Ma un'emergenza di lunga data diventa situazione strutturale, ordinaria, non eccezionale. Da un pò di tempo il cosiddetto campo di Bari Palese è diventato un posto giuridicamente riconoscibile, è diventato un CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo), una prima accoglienza (militarizzata) gestita direttamente dal Ministero dell'interno. Prima accoglienza per tutta la durata della procedura d'asilo. E poi che succede? Nulla. Al territorio, tutto, va bene che le persone rimangano circoscritte in un'area chiusa e lontana dalla città. Il problema non c'è, perchè non si vede. Il CARA ora lavora a pieno ritmo tutto l'anno, quest' anno è arrivato ad "ospitare" più di 1200 persone con una capienza massima per molto meno. Il problema diventa enorme. Ma certo non è una mancanza recente. La questione è annosa prima ancora che spinosa. Questa città negli scorsi anni si è espressa compatta contro l'apertura del CPT ora CIE, ed anche del CARA. Ed ora invece, con memoria corta, si fa un bel salto indietro e si ripropone il CARA per riaccogliere i fuoriusciti, oppure un trasferimento in altri posti come se le persone fossero dei pacchi postali senza alcuna minima progettualità abbozzata su questo territorio, senza legami familiari. In questa città manca qualunque progettazione di politiche sociali, manca una politica d' inclusione e d'inclusione abitativa. Ed allora questa occupazione, certo di pochi, certo di un posto che non è un albergo a quattro stelle, ha il merito di aver sollevato il coperchio di un pentolone. Ed invece di cogliere l'opportunità di tornare alla politica, perché lanciarsi in ipotesi fantasiose per allontanare il problema? Mentre dalle singole persone, dagli operatori socio-sanitari arrivano atti di solidarietà concreta, il resto della città tace. Dov'è anche la cosiddetta sinistra in questa città? Va in ordine sparso ed allora ecco la fantasia al potere: chi propone il CARA, chi lo smentisce, chi propone la Fiera del Levante (mi ricorda tanto lo stadio per gli albanesi), chi l'albergo diffuso nel foggiano. In questo paese manca la politica, quella dei corpi reali che esprimono bisogni primari ed immediati. Ieri al Public Camp si parlava di paesaggi contemporanei, delle nuove città "per progettare le possibilità della città". Si parlava di città come organismo vitale di spazio collettivo dove poter trovare cittadinanza, dei nuovi corpi che le abitano, dei nuovi cittadini. Tutto era una semplice categoria sociologica. In piena crisi claustrofobica sono scappata via, per strada, scegliendo la strada e chi la abita. Si parlava di nuovi cittadini e nessuno sapeva o nominava i corpi che in carne ed ossa hanno agito un bisogno e si sono riappropriati di un diritto. In questo paese non si fa più politica, se va bene si esprime un'opinione, oppure si fa opinionismo quando non sensazionalismo. I corpi degli uomini e le donne che hanno occupato il ferrhotel, così come i corpi dei migranti che vivono ancora in strada a Bari, parlano politico, dicono di politica, sono politici. Ma la sinistra, quella ufficiale, è persa dietro alle alchimie delle alleanze, alle costruzioni in vitro di un contenitore. Quest'occupazione pone, a partire da una situazione contingente, un'istanza politica. Nessuna risposta è stata ancora data anche perché parla attraverso uno strumento che la concezione legalista definisce illegale. Io che credo in uno stato di diritto, dico che quando un diritto primario ci viene negato è legittimo prenderselo. Per questo io resto con gli occupanti. Ancora senza acqua e senza luce.

Erminia"



Articolo tratto da: Osservatorio Sud ...un mondo diverso possibile! - http://www.osservatoriosud.org/
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