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Sono passati quasi sotto silenzio due importanti "lettere" pubblicate il 4 e il 31 gennaio di questo 2007 dal "Wall Street Journal", il prestigioso quotidiano economico americano, firmate da autorevoli uomini politici che sostengono la necessità di procedere al più presto al disarmo nucleare totale mondiale. L'importanza sta nel fatto che tali lettere sono firmate non da ecologisti o pacifisti, ma dai più grandi artefici dell'armamento nucleare dei rispettivi paesi, Henry Kissinger e altri esponenti statunitensi, sia repubblicani, sia democratici, e Michail Gorbaciov, ex segretario generale dell'ex-Unione sovietica.

Per mezzo secolo la politica internazionale è stata dominata dalla contrapposizione fra l'impero statunitense capitalistico e l'impero sovietico comunista; l'uno non avrebbe aggredito l'altro sapendo che l'altro possedeva armi nucleari così potenti da cancellare il primo (e l'intera umanità) dalla superficie della Terra. Secondo questa filosofia della "deterrenza" dal 1945 in avanti Stati Uniti e Unione Sovietica, hanno costruito, e hanno fatto sapere di possedere, e hanno fatto esplodere, per prova, nell'aria e nel sottosuolo, armi nucleari sempre più potenti. E' stato "facile", mobilitando scienziati, industrie e tantissimi soldi, arrivare a fabbricare centinaia di bombe nucleari con una potenza distruttiva di milioni di tonnellate di tritolo, mille volte più potenti di quella di Hiroshima, capaci di cancellare la vita, non solo umana, dalla faccia della Terra.

Nel dicembre 1989 dall'Unione Sovietica nacque uno stato nuovo, l'attuale Russia, un grande impero territoriale e industriale, che però non rappresenta più una minaccia per gli Stati Uniti. Anzi i due imperi, americano e russo, hanno affrontato insieme, da alleati, altre sfide planetarie come la necessità di assicurarsi stabili rifornimenti di petrolio, il sangue che tiene in vita le macchine, le fabbriche, le case; la necessità di far fronte ai mutamenti climatici provocati dall'inquinamento atmosferico planetario, di far fronte alla concorrenza dei prodotti agricoli e delle merci industriali provenienti da grandi popolosi paesi come la Cina e l'India, di fare i conti con un terzo impero, quello europeo, il cui potere economico e culturale non può essere contrastato con le armi e tanto meno con le bombe atomiche.



Gli autori delle lettere pubblicate dal giornale americano --- nelle stesse settimane in cui l' "orologio dell'olocausto nucleare" si è ancora più avvicinato alla mezzanotte --- dicono a chiare lettere che la filosofia della deterrenza non ha più senso, e che il nuovo grande pericolo planetario è rappresentato dal terrorismo. Piccoli gruppi, ben determinati da motivi religiosi, da contese territoriali, da desiderio di vendetta per qualche vero o presunto torto, per la miseria a cui sono costretti, possono, con mezzi relativamente modesti ma dagli effetti terribili, paralizzare interi paesi e, soprattutto, possono gettare nella paura, nel "terrore" appunto, gli animi di un miliardo di persone. Si tratta, lo abbiamo ben visto, di gruppi senza volto che non si possono essere fermati lanciando delle bombe atomiche: e del resto contro chi?

La ferma richiesta di un divieto totale e urgente delle armi nucleari è motivata anche dall'insuccesso del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP), reatto nel 1968 e firmato e ratificato da quasi tutti i paesi, secondo il quale nessuno dovrebbe avere bombe atomiche al di fuori delle cinque potenze che ne erano dotate nel 1967: Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Cina, che sono poi i cinque vincitori della seconda guerra mondiale e che sono anche i membri permanenti, con diritto di veto, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nonostante tale trattato, nel corso degli anni Israele, e poi India, Pakistan e Corea del Nord sono stati capaci di dotarsi di bombe atomiche; altri paesi sanno di potersene procurare o fabbricare una. Aveva provato perfino l'Iraq, con la collaborazione francese e italiana, fino a quando Israele non ha distrutto, nel 1981, il reattore che era in corso di costruzione. Chi vuole dotarsi di armi atomiche ha buon gioco --- si fa per dire --- sostenendo che le potenze nucleari "ufficiali" non possono vietare ad altri il possesso di quelle bombe nucleari che esse possiedono, a migliaia negli arsenali e centinaia pronte al lancio contro un ipotetico nemico. Il disarmo nucleare totale non è un'utopia, ma anzi è espressamente previsto come obbligo internazionale dall'art. VI del TNP; tale obbligo non è mai stato finora rispettato, sempre con la motivazione che il possesso di bombe da parte di alcune poche potenze scoraggia le altre. E' singolare che persone che hanno coperto alte responsabilità per fare dei rispettivi paesi, Stati Uniti e Unione Sovietica, le due più grandi potenze nucleari si siano decisi, con le loro "lettere" pubbliche, a lanciare un vero e proprio appello perché cessi la fabbricazione delle bombe nucleari e vengano smantellate quelle esistenti: dovunque.

E' tecnicamente possibile ? certo. Vari accordi internazionali hanno portato al divieto della produzione e dell'uso delle armi chimiche, di quelle batteriologice, delle mine antiuomo. Le procedure per la distruzione delle armi nucleari esistenti sono note. La fine delle spese finora fatte per tenere in vita il terrore nucleare, "terrore" anche quello, libererebbe enormi quantità di denaro che potrebbe finalmente essere investito per sradicare le radici della violenza internazionale: l'ignoranza, l'intolleranza, la non conoscenza degli altri, la miseria tanto più offensiva quando è confrontata con l'opulenza di una minoranza dei terrestri, lo sfruttamento delle risorse naturali che non lascia niente ai paesi in cui tali risorse si trovano,l'inquinamento che provoca i mutamenti climatici che allagano e desertificano di più le terre dei più poveri.




Postato Giovedi 22 Marzo 2007 - 17:00

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